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Con ciò non si vuole però giustificare scontro , violenza ed offesa ,ma solo evidenziare che nel confronto un certo grado di conflittualità pare sia quasi fisiologica ed inevitabile , e che imparare da se stessi , evitando di cadere in una spirale di reazioni di attacco e difesa è un'arte imprescindibile , come basilare presupposto di una concreta maturità personale.

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    “Anche se mi uccidete non riuscirete a trattenere il progresso e lo sviluppo delle donne”.

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    luomodelponte
    luomodelponte

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    “Anche se mi uccidete non riuscirete a trattenere il progresso e lo sviluppo delle donne”.

    Messaggio Da luomodelponte il Mer Mar 09 2011, 20:26

    La prima martire uccisa per i diritti delle donne non è stata un’occidentale bensì una poetessa iraniana, certa Tahirih, conosciuta anche come Quarratu’L’ – Ayn, di Quazvin. La sua vita risale alla prima metà del diciannovesimo secolo. Figlia di un prete musulmano, mostrò tanto di quel coraggio e potere da meravigliare tutti quelli che l’ascoltavano. Si tolse il velo contravvenendo ad una immemorabile tradizione, propria delle donne dell’Iran e nonostante fosse sconveniente parlare con gli uomini si misurava sempre con i più istruiti, battendoli in ogni riunione con la sua abilità oratoria. Si racconta che un giorno uno dei presenti si tagliò la gola pur di non vederla in volto, evitando così un sacrilegio ma rimettendoci la vita. Fu imprigionata dal governo iraniano; per le strade le lanciavano pietre ed anatemi, fu esiliata e minacciata di morte, ma non venne mai meno alla determinazione di lavorare per la libertà delle donne. Sopportò persecuzioni e sofferenze con il più grande eroismo, ad un ministro iraniano presso il quale era tenuta prigioniera disse: “Potete uccidermi quanto vi aggrada, ma non potrete fermare l’emancipazione delle donne”.

    Tahirih è divenuta una leggenda del suo tempo e nonostante le forti opposizioni, anche della sua stessa famiglia (il marito le vietò di vedere i propri figli) le denunce del clero musulmano, gli arresti ed imprigionamenti, continuò a viaggiare in Iran e Iraq trasmettendo il suo messaggio rivoluzionario di parità di diritti e di conquista femminile. Giunse infine l’epilogo della sua tragica vita quando fu portata in un giardino e strangolata, ma prima di morire sostenne con forza ed assoluta certezza: “Anche se mi uccidete non riuscirete a trattenere il progresso e lo sviluppo delle donne”.

    Tahirih, o , Quarratu’L’ – Ayn abbracciò nell’arco della sua breve esistenza la religione Bahà’i fondata da Bahà’u’llah, un nobile persiano di Teheran che lasciò un’esistenza comoda e sicura per divulgare la fede, una fede praticata oggi in 233 Paesi nel mondo.

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