NUOVA ERA.

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questo forum ,nasce come momento di confronto ,in uno spazio libero in cui ognuno possa esprimersi al meglio, secondo ciò che sente .
Nei forum in genere la figura del moderatore se da un lato evita eccessi e conflitti , dall'altra rischia di esautorare alcune modalità di relazione , nella loro più realistica anche se a volte cruda e rozza dinamica di interazione.

Con ciò non si vuole però giustificare scontro , violenza ed offesa ,ma solo evidenziare che nel confronto un certo grado di conflittualità pare sia quasi fisiologica ed inevitabile , e che imparare da se stessi , evitando di cadere in una spirale di reazioni di attacco e difesa è un'arte imprescindibile , come basilare presupposto di una concreta maturità personale.

Nella speranza che questo forum rimanga un'isola sperimentale , autogestita ed automoderata ,proponiamo alcune linee guida che magari potrebbero garantirne un certo successo, le potete approfondire qui :

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    Il senso della vita della morte del male

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    Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Dom Gen 09 2011, 12:21

    Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Dom Gen 09 2011, 15:30

    zyg ha scritto:Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso

    facciamo finta per un attimo che la tua realtà (quella materialista) sia la verità e che quindi i viventi le uniche realtà nell'Universo. Quindi in questo caso, se ho capito bene il fatto del male sarebbe per così dire più scontato o accettato? E questo in base al fatto che non esiste un Dio?
    NOn sarebbe un po come darsi la zappa nei piedi? Se l'uomo è tale perché ha delle caratteristiche che possono portare a dei valori o a degli altri e quindi è libero di usufruire di una realtà duale non si capirebbe perché in assenza o presenza di un Dio il ruolo dell'uomo o la sua tipologia dovrebbero cambiare. Se una matita è tale e serve ad uno scopo ed ha delle qualità, non vedrei come la mia presenza possa determinare un cambiamento sostanziale. Finché io non prendo quell'oggetto, esso sarà e rimarrà con le stesse caratteristiche. In questo esempio però al massimo possiamo ammettere o negare la figura di Dio non già un suo intervento volitivo volto ad annullare la creatura.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Dom Gen 09 2011, 16:15

    O almeno, Dio potrebbe anche esistere ed essere indifferente al creato, e allora le cose sarebbero tali e quali alla prospetiva di un ateo, Dio esiste ma non interviene così come io posso non prendere la matita, solo che per la maggior parte dei credenti le cose non stanno così, Dio è partecipe dei nostri dolori, delle afflizioni terrene, nel cristianesimo Dio si fa Uomo e partecipa realmente con il suo corpo al dolore umano, da questo punto di vista la sua non può essere indifferenza ma volontà di permettere il male che lascia infliggere a Se stesso persino. Però ho l'impressine di non aver capito bene quello che intendevi, lo rileggo meglio.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da luomodelponte il Dom Gen 09 2011, 16:55

    zyg ha scritto:Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso
    ciao e bentrovata , il dilemma che hai sollevato è credo uno degli ostacoli più difficili da capire e superare , infatti si pone come un ostacolo logico , verso la comprensione della trama della creazione .
    CREDO CHE , per riuscire a indagare la Realtà , occorerebbe ricordarsi che l'uomo è una creatura , e che tutto è stato predisposto al meglio per trarci dall'inconsapevolezza all'auto-consapevolezza .
    Per intenderci meglio , basta pensare al tipo di percezione che ha caratterizzato via via la nostra infanzia , è indubbio che gradatamente qualcosa ci ha edificato verso la coscienza di noi stessi , quindi tutta la vita potrebbe essere un continuo elevarsi verso nuovi livelli di coscienza.
    Eè interessante , aquesto punto capire le dinamiche che provvedono a tale processo di accrescimento.
    Conoscere se stessi significa conoscere la nostra relazione con il mondo, non solo del mondo delle idee e della gente, ma anche con la natura e con le cose che possediamo.
    Questa è la nostra vita, essendo la vita relazione con il tutto.
    Quindi la vita ha lo scopo primario di promuovere la coscienza di sè e la consapevolezza del tutto o Realtà .
    Ma in mancanza di tale auto coscienza Dio provvede alle necessita dell'individuo ancora inconsapevole , attraverso la natura , infatti l'uomo possiede due nature in se stesso , una natura manifesta istintuale tipica dell'animale e una natura nascosta o potenziale divina , la prima si basa su reazioni bio-chimiche ,emeccanismi automatici di risposta e reazione , come l'istindo di difesa , di competizione , di possesso , l'ira ,la gelosia , l'orgoglio ecc, la seconda invece è espressione di qualità e abilità superiori in cui vien chiamata in causa proprio la coscienza e la volontà individuale , unitamente al pensiero razionale e conoscenza .

    Tutto il male ,il dolore e la sofferenza è diretta conseguenza della natura animale di base che ci anima , fintanto che non riusciamo a sviluppare la nostra natura divina , in pratica in male è simbolo di incoscienza e animalità , mentre il bene è il frutto di coscienza e consapevolezza e volontà personale
    Ma se Dio è Dio , potremmo chiederci , perchè non rende tutto più semoplice? eliminando il dolore , l'ingiustizia e la sopraffazione ?
    Io credo lo straordinario mistero che impersoniamo , richieda che l'uomo accresca gradatamente e in piena libertà la sua conoscenza e stadio spirituale , e che l'uomo è per volontà divina , arbitro del proprio destino , poichè se così non fosse saremmo solo automi e burattini .
    Non so se ho saputo espriemermi chiaramente , ma in poche parole ,essendo il nostro destino finale di uomini liberi e autonomi interiormente , ogni cosa deve necessariamente dipendere da noi e acquisita in amniera graduale , ma questo ha un prezzo da pagare .

    E' un tema molto sottile , comprenderlo pienamente , sgombra la mente da dubbi e incertezze e ci consegna pienamente nelle mani il nostro destino, e le sorti del mondo intero, ci spalnca la porta della compassione e dell'amore verso tutti e ci sopringe verso l'amore divino .

    un caro saluto
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Dom Gen 09 2011, 17:15

    zyg ha scritto:O almeno, Dio potrebbe anche esistere ed essere indifferente al creato, e allora le cose sarebbero tali e quali alla prospetiva di un ateo, Dio esiste ma non interviene così come io posso non prendere la matita, solo che per la maggior parte dei credenti le cose non stanno così, Dio è partecipe dei nostri dolori, delle afflizioni terrene, nel cristianesimo Dio si fa Uomo e partecipa realmente con il suo corpo al dolore umano, da questo punto di vista la sua non può essere indifferenza ma volontà di permettere il male che lascia infliggere a Se stesso persino. Però ho l'impressine di non aver capito bene quello che intendevi, lo rileggo meglio.

    Certamente io non esprimo il parere del cristiano verace e quindi non faccio testo in questo senso ma so capire le posizioni altrui. Ora affronto il caso Gesù, di solito si tende a distorcere il messaggio vero che era soltanto uno: Gesù vuole e alla fine compie la volontà di Dio e in questo ci da l'esempio che noi invece non riusciamo a conseguire. In tutto questo discorso il Male non c'entra nulla, essa viene lasciato libero a livello potenziale ma nella sostanza non esiste, dirò dippiù, chi si identifica con il Male fino all'inverosimile ovvero all'iniquità è tendenzialmente soggetto all'annichilimento o distruzione o scomparsa definitiva.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Dom Gen 09 2011, 17:23

    luomodelponte ha scritto:
    Tutto il male ,il dolore e la sofferenza è diretta conseguenza della natura animale di base che ci anima , fintanto che non riusciamo a sviluppare la nostra natura divina , in pratica in male è simbolo di incoscienza e animalità , mentre il bene è il frutto di coscienza e consapevolezza e volontà personale

    Come linea generale credo che ci siamo però sarei un po perplesso sul carattere o natura animale.
    Dovremmo constatare che l'animalità in se non è sintomo di male dato che allora la stessa natura dovrebbe essere identificata nel male ma piuttosto in un bene non ancora manifesto al 100%.
    Per la nostra mente il male si manifesta in qualcosa che va contro, invece ci sarebbe da pensare che il male può essere ed è qualcosa che viene eseguita direi "a regola d'arte", un po come l'errore.
    Il Peccato già è intenzione di fare il Male e l'Iniquità è l'ultimo grado di Male perseguito e dove ci si identifica con esso e quindi con la non vita o la disgregazione molecolare della personalità coinvolta. Quindi ribadirei che a volte un processo chiamato da noi come bene potrebbe nascondere ciò nonostante un male latente e non voluto ma che sempre male sarebbe. Non so se ho fatto chiarezza sulle sfumature del Male.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Giostella2 il Dom Gen 09 2011, 19:07

    zyg ha scritto:Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso

    Cia Zeta, ti chiamo così per comodità non per altro ....
    Il tuo ingresso nel forum inizia con una domanda "tosta" la cui risposta è ovviamente difficile da dare ... Io credo che Salvo ti abbia pienamente risposto, che abbia insomma sintetizzato nel miglior modo quello che Dio reappresenta per chi ci crede, indifferentemente dalla strada (religione) che sceglie per credere in lui ... Ed ha detto una cosa giusta: se Dio facesse tutto lui, noi saremmo semplicemente dei burattini nelle sue mani ... Invece Egli ci ha dato la possibilità di scegliere e di agire ... <attraverso suo figlio (e qui ti parlo della mia religione) lui ci ha dato un esempio di comportamento, di come sarebbe giusto agire per il proprio bene e per il bene dei nostri simili che egli definisce fratelli, ma poi ci ha lasciato la libertà di agire secondo i nostri desideri ... ci ha doitato dotati però di una coscienza e di un cuore, che sono una sorta di campanellino di allarme ... per chi insomma ha in se amore e sa scindere perfettamente tra bene e male, la nostra coscienza ci avverte se assumiamo un comportamento che potrebbe dar sofferenza ai nostri fratelli ... quel campanellino di cui ti parlo non è altro che il senso di colpa, quello che potrebbe farci fare un passo indietro e porre rimedio all'errore commeso ...
    Zeta, siamo uomini liberi, Dio ci ha donato la vita, il più grande dono che ci abbia mai fatto, ma ci ha anche dato la libertà ....
    E' l'uomo che permette al ale di esistere e non Dio .....

    Un sorriso. La piccola Gio.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Lun Gen 10 2011, 11:37

    x L'Uomo del Ponte
    Molto bello quello che hai scritto e mi suona molto buddista, ovvero il lavorare sull'autoascolto con meditazione per raggiungere la consavolezza del proprio essere la buddità, e liberarsi dall'ignoranza che è quella che causa la sofferenza, l'ignoranza su quali siano realmente i nostri bisogni e la ricerca di sempre nuove soddisfazioni ai più diversi desideri; la libertà dal desiderio, il non attaccamento e la consapevolezza del vero essere eliminerebbero la sofferenza. In linea di massima mi piace ma bisogna tener conto della credenza nella reincarnazione per cui se una gravissima e letale malattia colpisce un bambino che non può avere il tempo per praticare tecniche di meditazione e autoconsapevolezza per raggiungere una serena accettazione del male allora la cosa avrebbe comunque un senso, nella prossima vita questa sarà stata esperienza necessaria per la sua evoluzione. O ancora possiamo pensare al cristianesimo che vedrà la sofferenza come purificazione e sicura redenzione, quel bambino che ha tanto sofferto per il brevissimo tempo che è stato in questo mondo nell'altro sarà certamente nelle migliori delle condizioni. A me non soddisfano entrambe. non riesc a vedere una sola ragione valida del perché un neonato debba patire qui su questa terra le pene dell'inferno per essere redento in un eventuale paradiso o in una storia di cicli ed evoluzioni vita dopo vita.
    La reincarnazione poi aprirebbe ancora delle altre domande, una tra le tante, se non conservo in questa vita il minimo ricordo di quella passata in che modo posso trarre dall'esperienza passata qualche insegnamento per evolvermi in questa vita?

    x Kame
    Quindi se dovessi pensare a un grave lutto che ho subito o a una grave malattia che colpisce uno dei miei famigliari o le catastrofi naturali che come in Abruzzo distruggono vite, interi paesi, città, spazzando via anche la pietà quando si vedono uomini che dicono io stavo ridendo pensando a quanti soldi ci si poteva fare devo pensare che questo è il prezzo che devo pagare per la libertà? Devo precisare che per male non intendo solo le azioni malvage dell'uomo su altri uomini, ma anche il male che ci capita nostro malgrado come terremoti, alluvioni, malattie, mentre per quello che riguarda il male che l'uomo fa io ho idea che non solo esista eccome, ma che sia anche tipo un virus, se io faccio una buona azione a una persona che non solo non apprezza, ma mi fa del male persino divento quel male anche io e prima o poi qualcunaltro ne pagherà di quel male che ho ricevuto io, come i virus il male si diffonde, chi riceve cattiverie cattiverie restituisce, pensa alla pedofilia, chi lo fa è perché è stato abusato lui per primo, gli educatori oggi sostengono che non bisogna punire i figli con le botte, altrimenti dall'esempio imparano che la violenza è giusta, uno studioso a proposito delle menzogne spiega come queste nascano con le prime esperienze dei bambini, questi mentono perché imparano a farlo dai loro genitori. E non credo che in questi piccoli il male sia presente solo in maniera potenziale, ma la loro diventerà una scelta obbligata, parte della loro costituzione.
    Interessante anche il discorso Natura uguale Male, sempre in riferimento al cristianesimo, il diavolo nelle sue raffigurazioni è la copia del Dio Pan, con le corna e le zampre di capro mi pare, questa divinità rappreenta proprio la natura e gli istiniti. Mentre attualmente la dottrina cattolica, o forse da sempre identifica quasi Dio con la natura, per il diritto ad esempio che deve essere naturale. La morale è secondo natura, non può essere contro, anche se poi quello che è natura e quello che non lo è lo decide sempre l'uomo secondo le sue sovrastrutture culturali.
    Ma credo che la riflessione di L'uomo Del Ponte fosse riferita ad altro, esiste in tante religioni, la tripartizione dell'anima ad esempio nell'ebraismo, come poi nella religione musulmana, ruah è la parte più alta dell'anima sede della morale, poi esiste uno spirto intermedi che lega agli istinti più bassi, neshamah e nefesh, non ricordo più tanto bene i nomi scusate. E l'incosapevolezza porta a muoverci spesso d'istinto senza tenere conto di quello che abbiamo di più elevato. Per la stragrande percentuale di DNA non differiamo affatto dagli animali, anzi gran parte di DNA lo abbiamo in comune persino coi vegetali, ma sono tante le cose che ci distinguono dagli animali, forse solo al livello intuitivo le religioni hanno compreso da tempo quello che oggi le scienze affermano.
    Anche il tuo nick la Ka egizia è una parte dell'uomo, il corpo mi pare? Quella che viene riposta nella tomba terrena, poi ci sono altre parti che proseguono il viaggio l'anima che viene pesata con la piuma che porta con sé il giuramento di non aver rubato, ucciso, eccetera ... cercherò su un libro meraviglioso che ho letto tanto tempo fa sull'anima, non ricordo più quasi nulla ...

    X La piccola Giò, Zeta mi piace tanto, mi ricorda un libro che ho letto sui numeri primi, e la funzione zeta che non ho mai capito, ecco mi sembra adatta, ancora devo spiegarmi e comprendermi proprio come la funzione zeta.
    riprendi il discorso sul libero arbitrio sebbenne sia molto messo in dubbio ultimamente nei dibattiti filosofici per le nuove scoperte in ambito scientifico, pare che l'azione nasca in maniera del tutto inconsapevole e solo mezzo secondo dopo ne diveniamo coscienti, il tempo quindi di decidere di bloccare l'azione. Tutto qui quello che possiamo decidere, ma come dicevo anche a Kame non è solo il male fatto da un uomo all'altro, ma anche un terremoto che devasta intere città e spazza via vite innocenti, non credo che siano state quelle persone a permettere al male a quel genere di male di esistere, quello rimane dunque insensato. Pensa un bambino di nemmeno sei anni, colpito da encefalite con danni permaneti anche se si salva non ne muore per tutta la vita, ecco non ha senso tutto questo e nemmeno l'esistenza di Dio può darglielo. Anzi lo rende ancora più insopportabile.
    Non è che voglia per forza fare polemica eh? è che le risposte religiose che ho avuto fino ad ora non mi soddisfano le risposte che do a voi sono quelle che penso dentro di me e mi ritrovo sempre più atea ...
    p.s. Ho visto il tuo Blog è bellissimo, ma le immagini le fai tu? te ne posso chiedere una per il sito che voglio fare? deve essere la pagina iniziale quindi bellissima


    grazie a tutti per le risposte
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Benedetta il Mer Gen 12 2011, 04:35

    ZIGG HA SCRITTO
    Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso.

    BENEDETTA HA SCRITTO
    Comincerei a risponderti dall'ultima parte: Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il male esiste come il bene negli uomini nella natura ...per dirti che è lo stesso per un credente. Il credente cioè non vive una realtà diversa da quella degli atei. Tutti nasciamo, viviamo un tot di giorni mesi anni forse ci riproduciamo e andiamo in gloria quando il nostro tempo è scaduto. E' così per tutti, atei e credenti.E andrebbe tutto bene se fossimo piante, animali, materia. Sarebbe tutto destino, avvolto nell'inconsapevolezza. Ma l'umanità è obiettivamente diversa dal resto della natura perchè gli umani pensano ed hanno soprattutto una spiritualità che li rende diversi e che gli atei non negano. E ho già scritto 10 righe condivise.Intelligenza e spiritualità si orientano entrambe verso la comprensione della dimensione dell'esistenza.Come dire che si cerca di capire chi siamo, da dove veniamo, perchè esistiamo.E queste domande si è posto precisamente l'estensore del Genesi che non era tuttavia un uomo di scienza e non cercava di darsi una spiegazione scientifica ai suoi perchè, ma era fondamentalmente l'uomo religioso che ricercava il senso del suo esistere.
    E si è reso immediatamente conto di trovarsi calato in una realtà più grande di lui, dentro qualcosa (il mondo, la natura..) che non aveva creato lui, che era lì, che era enorme, che consentiva a lui di esistere, di respirare, di trovare il sostentamento. E cosa può aver pensato? Un sacco di cose. In primis che c'era una presenza enorme che gli stava decisamente sopra e l'altra che questa presenza non doveva essere malaccio a giudicare da quanto appariva ai suoi occhi, intanto perchè lui poteva esistere e perchè quello che vedeva era decisamente bello e ben fatto. Vedeva il sole nascere il mattino, tramontare la sera per ritornare il mattino. E quando non c'era il sole c'era la luna, c'erano le stelle, vedeva i mari, sentiva il vento..E siccome non era neppure cretino e non si nascondeva i problemi vedeva anche il mare in burrasca, il vento spazzargli via le cose che aveva costruito, assisteva alle liti di condominio, ogni tanto radio-scarpa riportava notizie di cronaca nera dove uno ammazzava il fratello e non erano chiari i motivi, dove una tribù ne aggrediva un'altra e succedeva di tutto...Allora cosa pensa? Pensa che tutto quello che non dipende e non è stato opera umana è opera di quella presenza misteriosa enorme che fa il buono e il cattivo tempo a seconda se lo abbiamo onorato oppure ci siamo dimostrati ingrati e tutto quello che dipende dall'uomo riesce se è gradito alla presenza misteriosa altrimenti va a ramengo. Questo più o meno è il filo dentro cui si dipana il racconto spirituale. Dunque le risposte alle domande esistenziali sono più o meno queste: 1) siamo creature di Dio, 2)siamo opera della Sua volontà,3)esistiamo per fare la Sua volontà. Lui, il senso, dobbiamo ammettere che lo ha trovato.Chapeau. Ma non ha lui solo intelligenza, spiritualità e domande da porsi. Le abbiamo anche noi e anche noi dobbiamo dare un senso al nostro esistere. Lui ha pensato in libertà e noi facciamo lo stesso. L'importante è trovare questo benedetto senso al nostro esistere.
    Ciao...indovina chi sono? Wink
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Mer Gen 12 2011, 11:24

    Vorrei rispondere a tutti e lo faccio attraverso questo post. Condivido i tre punti di Benedetta e mi soffermo sul significato di libertà e di Libero Arbitrio dandogli un senso.
    La libertà è dell'uomo che non vede tutto il disegno ma neppure una parte e quindi si sente libero di fare le sue scelte in considerazione del fatto che "nessuno potrebbe negargliela".
    Il Libero Arbitrio invece lo vedo più come quella intuizione che ci fa scegliere sempre la strada giusta e corrisponde alla Volontà Ultima. Un esempio noto a noi occidentali è il fatto del deicidio di Gesù a carico dei Giudei o dei Romani (che si rimbalzavano l'accusa) ma più in definitiva a carico dell'Umanità. Quindi per chi vedesse da fuori il nostro pianeta e avesse una coscienza o anima vedrebbe chiaramente una parte della nostra umanità come deicida. Quanto? Il 20%? A prescindere dalla percentuale, quella macchia nera ci sta ancora a significare che oggi una parte dell'umanità è deicida.Finisco dicendo che l'alternativa al deicidio e quindi alla libertà male interpretata non potrebbe essere che il perseguimento della Volontà Divina e l'esempio dello stesso Gesù è emblematico "non la mia volontà ma sia fatta la Tua Volontà". Fare la Volontà Divina non è ne semplice ne immediato ma quello che invece si può fare da subito è il mettersi in ascolto e pensare di farla. Certo poi la natura umana ci porterebbe ad allontanare "ogni calice" di sofferenza e qui subentra il divino in noi, soltanto Lui è in grado di bypassare l'istinto umano e di criconoscere e inseguire la Volontà Suprema.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Benedetta il Gio Gen 13 2011, 07:14

    Kame ha scritto:Vorrei rispondere a tutti e lo faccio attraverso questo post. Condivido i tre punti di Benedetta e mi soffermo sul significato di libertà e di Libero Arbitrio dandogli un senso.
    La libertà è dell'uomo che non vede tutto il disegno ma neppure una parte e quindi si sente libero di fare le sue scelte in considerazione del fatto che "nessuno potrebbe negargliela".
    Il Libero Arbitrio invece lo vedo più come quella intuizione che ci fa scegliere sempre la strada giusta e corrisponde alla Volontà Ultima. Un esempio noto a noi occidentali è il fatto del deicidio di Gesù a carico dei Giudei o dei Romani (che si rimbalzavano l'accusa) ma più in definitiva a carico dell'Umanità. Quindi per chi vedesse da fuori il nostro pianeta e avesse una coscienza o anima vedrebbe chiaramente una parte della nostra umanità come deicida. Quanto? Il 20%? A prescindere dalla percentuale, quella macchia nera ci sta ancora a significare che oggi una parte dell'umanità è deicida.Finisco dicendo che l'alternativa al deicidio e quindi alla libertà male interpretata non potrebbe essere che il perseguimento della Volontà Divina e l'esempio dello stesso Gesù è emblematico "non la mia volontà ma sia fatta la Tua Volontà". Fare la Volontà Divina non è ne semplice ne immediato ma quello che invece si può fare da subito è il mettersi in ascolto e pensare di farla. Certo poi la natura umana ci porterebbe ad allontanare "ogni calice" di sofferenza e qui subentra il divino in noi, soltanto Lui è in grado di bypassare l'istinto umano e di criconoscere e inseguire la Volontà Suprema.

    Uhm...se condividi i tre punti di Benedetta mi sa che ci sono conseguenze immediate sui significati di libertà e di libero arbitrio: La libertà diventa magicamente quella capacità di scegliere il bene e il libero arbitrio diventa appunto la scelta libera fra infinite possibilità di realizzare il bene. La questione resta dunque un'altra: cosa è bene e cosa non lo è?
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Gio Gen 13 2011, 10:48

    Benedetta ha scritto:
    Uhm...se condividi i tre punti di Benedetta mi sa che ci sono conseguenze immediate sui significati di libertà e di libero arbitrio: La libertà diventa magicamente quella capacità di scegliere il bene e il libero arbitrio diventa appunto la scelta libera fra infinite possibilità di realizzare il bene. La questione resta dunque un'altra: cosa è bene e cosa non lo è?

    La libertà la attribuisco più alla parte animale che a quella intuitiva, tanto per fare dei distinguo. Il Libero Arbitrio per me è quel livello di maturazione che ti pone di fronte appunto a delle scelte cosiddette "di bene" ma che più in generale riguardano la visione alta del Bello, del Buono e del Vero.Definire il Bene è impresa ardua dato che il bene come il male ha delle gradazione e varia quindi in base al livello raggiunto. Certi atti che normalmente vengono attribuiti al bene potrebbero essere o sconfinare nell'errore o nel male ma non tanto per la volontà dell'individuo quando per al mancata lungimiranza o consapevolezza sufficiente a tenere fuori da quella azioni la suppur minima ombra di male. Quindi ci rientra anche la definizione di male, il male è ogni atto che anche se rivolto ad un bene resta tuttavia "contaminato" da uno o più errori che lo rendono in sostanza un male potenziale. Quindi il bene si può definire certamente ma quello che conta è la sua realizzazione la quale ha bisogno di molti passaggi per arrivare ad un bene considerato come tale.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Gio Gen 13 2011, 12:38

    Ciao Benedetta, credo di saoere chi sei sì, benvenuta!
    Condivido il tuo pensiero, da sempre l'uomo si pone queste domande e forse gli Ebrei hanno dato una risposta soddisfacente, o almeno logica, il male è la punizione che Dio infliggerebbe agli uomini che si allontanano dal fare la sa volontà, anche se poi leggendo bene l'antico testamento arriviamo a Giobbe e non si capisce più nulla. Sono però risposte che l'uomo stesso si dà e per questo differiscono le une dalle altre, e anche per questo credo che il senso che ognuno da alla sua vita sia giusto, anche se è quello più materialista, la fama, il successo, il denaro. In fondo qualsiasi cosa soddisfi va bene perché non esiste un senso per tutti dato da una divinità, va bene anche Beckett e il suo teatro dell'assurdo, la scienza da tempo a smesso di cercare i perché ma si limita a spiegare il come, il senso è affidato ad altri campi, la filosofia la teologia, non è un terreno sondabile empiricamente. e per questo nessuna risposta che qualsiasi religione abbia dato nei secoli soddisfa mai pienamente. Perciò va bene che ognuno scelga da sé il senso da dare alle sue faccende su questa terra
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Gio Gen 13 2011, 13:03

    Copio incollo da qui
    http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/edoardo-boncinelli.htm
    una risposta ad un'intervista lanciata dla sito di riflessioni a diversi personaggi, questo è Edoardo Boncinelli, per me un genio mi piace particolarmente
    10) Qual è per lei il senso della vita?
    La vita non ha senso e non ha senso nemmeno chiederselo. La domanda sul senso della vita è in effetti un’estensione indebita della domanda sul senso di questa o quella azione alla vita in toto. Ciò non toglie che uno non possa dare un suo senso, individuale e personale, alla vita, ma ne deve essere consapevole.
    Un mio aforisma dice: “Non posso fare a meno di pormi certe domande, ma debbo resistere alla tentazione di darvi una risposta. Tanto sarebbe priva di ogni fondamento.”
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Benedetta il Gio Gen 13 2011, 22:06

    Kame ha scritto:
    Benedetta ha scritto:
    Uhm...se condividi i tre punti di Benedetta mi sa che ci sono conseguenze immediate sui significati di libertà e di libero arbitrio: La libertà diventa magicamente quella capacità di scegliere il bene e il libero arbitrio diventa appunto la scelta libera fra infinite possibilità di realizzare il bene. La questione resta dunque un'altra: cosa è bene e cosa non lo è?

    La libertà la attribuisco più alla parte animale che a quella intuitiva, tanto per fare dei distinguo. Il Libero Arbitrio per me è quel livello di maturazione che ti pone di fronte appunto a delle scelte cosiddette "di bene" ma che più in generale riguardano la visione alta del Bello, del Buono e del Vero.Definire il Bene è impresa ardua dato che il bene come il male ha delle gradazione e varia quindi in base al livello raggiunto. Certi atti che normalmente vengono attribuiti al bene potrebbero essere o sconfinare nell'errore o nel male ma non tanto per la volontà dell'individuo quando per al mancata lungimiranza o consapevolezza sufficiente a tenere fuori da quella azioni la suppur minima ombra di male. Quindi ci rientra anche la definizione di male, il male è ogni atto che anche se rivolto ad un bene resta tuttavia "contaminato" da uno o più errori che lo rendono in sostanza un male potenziale. Quindi il bene si può definire certamente ma quello che conta è la sua realizzazione la quale ha bisogno di molti passaggi per arrivare ad un bene considerato come tale.


    Per definire il bene e il male potremmo darci un criterio: per es. la crescita e l’espansione libera della persona e il ripiegamento che è di impedimento alla crescita e all’espansione libera della persona. Ossia è bene tutto quello che gioca in favore di una vita vissuta in pienezza e male è tutto ciò che si oppone alla sua realizzazione, ciò che ne impedisce la crescita, quello che opprime , che schiaccia o che nega la possibilità di espandersi in libertà. Questo vuol anche dire togliersi dai marosi dei livelli di consapevolezza e dal mettersi troppo ad elucubrare su un bene o su un male fuori dal tempo che ciascuno vive o a dirimere se è giusto starnutire oggi piuttosto che domani o se starnutire è un bene…
    Voglio dire con questo che se la mia consapevolezza è scarsa non significa che non sono una persona che non capisce quando è felice e in pace col mondo e non vuol dire neppure che non sia bene ciò che metto in atto adesso solo perché in seguito è sopraggiunta una consapevolezza diversa.
    Sono tuttavia d’accordo con te quando dici in sostanza che il male potrebbe anche ingannatore e il bene facilmente manipolabile o sfuggente.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Benedetta il Gio Gen 13 2011, 22:09

    zyg ha scritto:Ciao Benedetta, credo di saoere chi sei sì, benvenuta!
    Condivido il tuo pensiero, da sempre l'uomo si pone queste domande e forse gli Ebrei hanno dato una risposta soddisfacente, o almeno logica, il male è la punizione che Dio infliggerebbe agli uomini che si allontanano dal fare la sa volontà, anche se poi leggendo bene l'antico testamento arriviamo a Giobbe e non si capisce più nulla. Sono però risposte che l'uomo stesso si dà e per questo differiscono le une dalle altre, e anche per questo credo che il senso che ognuno da alla sua vita sia giusto, anche se è quello più materialista, la fama, il successo, il denaro. In fondo qualsiasi cosa soddisfi va bene perché non esiste un senso per tutti dato da una divinità, va bene anche Beckett e il suo teatro dell'assurdo, la scienza da tempo a smesso di cercare i perché ma si limita a spiegare il come, il senso è affidato ad altri campi, la filosofia la teologia, non è un terreno sondabile empiricamente. e per questo nessuna risposta che qualsiasi religione abbia dato nei secoli soddisfa mai pienamente. Perciò va bene che ognuno scelga da sé il senso da dare alle sue faccende su questa terra


    Eh si è proprio Giobbe a sollevare la questione. In effetti gli ebrei, ancora adesso, vivono il convincimento che la benevolenza divina sia in qualche modo da mettere in relazione ad una vita realizzata anche in termini materiali, come riuscita negli affari, come benessere e ricchezza. In effetti sembra inspiegabile come si diano da fare e realizzino puntualmente accumuli di denaro un po’ in ogni impresa che conducono. In ogni modo Giobbe ha sollevato la questione specifica rappresentando la realtà precisa del disgraziato e incolpevole. In questo modo ha terremotato il modo di pensare del tempo che colpevolizzava ulteriormente il disgraziato che non solo non riusciva ad espandersi , ma cadeva in disgrazia, soffriva e non accettava il luogo comune che lo voleva anche peccatore per definizione. Molto più oltre nel tempo, Gesù, coi diseredati e con i peccatori ci andava a nozze rendendosi conto che i diseredati sovente erano oppressi e i peccatori avevano solo bisogno di convertirsi.
    Giobbe tuttavia non sta ancora negando che la sua sofferenza provenga da Dio, dice solo che lui non se l’è meritata e per questo non vuole essere colpevolizzato per il male che sta provando.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Gio Gen 13 2011, 22:22

    Benedetta ha scritto:


    Per definire il bene e il male potremmo darci un criterio: per es. la crescita e l’espansione libera della persona e il ripiegamento che è di impedimento alla crescita e all’espansione libera della persona. Ossia è bene tutto quello che gioca in favore di una vita vissuta in pienezza e male è tutto ciò che si oppone alla sua realizzazione, ciò che ne impedisce la crescita, quello che opprime , che schiaccia o che nega la possibilità di espandersi in libertà. Questo vuol anche dire togliersi dai marosi dei livelli di consapevolezza e dal mettersi troppo ad elucubrare su un bene o su un male fuori dal tempo che ciascuno vive o a dirimere se è giusto starnutire oggi piuttosto che domani o se starnutire è un bene…

    Diciamo pure o vediamo i livelli del cosiddetto Male:
    Errore
    Male
    Peccato
    Iniquità

    __________________

    Per ciò che riguarda il Bene è al contrario, i suoi livelli, (contrariamente al Male che va verso il Nulla e la non esistenza)abbracciano l'Infinito e l'Eterno e come tale non sono da noi identificabili dato che li stiamo vivendo ai livelli più infimi, però potremmo definire un nostro livello più basso.

    Questo di massima è tutto quello di cui si può discutere e aggiungere che nella direzione del male c'è sicuramente quel nulla che distrugge o disgrega ogni personalità o anche qualcosa che abbia consapevolezza, infatti l'identificazione con il Male stesso porta alla distruzione più completa.

    Il Bene o la strada verso il bene porta alla Realtà (che significa pure Regalità) e quindi alla Identità più piena della personalità o della consapevolezza che vi ci si identifica. E non in Ultimo porta anche alla realizzazione massima, ossia la visione Beatifica del Padre dell'Universo.

    Quindi, da una parte abbiamo il Nulla e dall'altra la Realtà Ultima.
    Ora ci sarebbe da ragionarsi sopra.......
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da vernunft il Gio Gen 13 2011, 22:46

    Perfettamente in accordo con quanto appena detto,ripenso fortemente al neoplatonismo tardo-antico/medievale di Proclo:se il bene coincide con il fine dell'anima che è volta a ricongiungersi a ciò da cui proviene,il Bene dell'Uno,il male non sarà altro che il mancato perseguimento di tale bene singolare in vista del Bene della prima ipostasi,e dunque l'assenza di bene.Se ogni cosa proviene dal bene e ne conserva la bontà nella misura della propria natura,l'assenza del bene altro non sarà che la dimensione del nulla.
    Per spiegarsi in termini contemporanei,permeabili anche al più ateo dei pensieri,se il senso della vita corrisponde alla progettualità,all'essere nel mondo temporalizzato dell'individuo,il venir meno di tal fine costituisce la nullificazione morale del soggetto,al nulla etico e dunque inevitabilmente al "male".
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Benedetta il Ven Gen 14 2011, 02:11

    zyg ha scritto:Copio incollo da qui
    http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/edoardo-boncinelli.htm
    una risposta ad un'intervista lanciata dla sito di riflessioni a diversi personaggi, questo è Edoardo Boncinelli, per me un genio mi piace particolarmente
    10) Qual è per lei il senso della vita?
    La vita non ha senso e non ha senso nemmeno chiederselo. La domanda sul senso della vita è in effetti un’estensione indebita della domanda sul senso di questa o quella azione alla vita in toto. Ciò non toglie che uno non possa dare un suo senso, individuale e personale, alla vita, ma ne deve essere consapevole.
    Un mio aforisma dice: “Non posso fare a meno di pormi certe domande, ma debbo resistere alla tentazione di darvi una risposta. Tanto sarebbe priva di ogni fondamento.”

    Very Happy questo qui sarà castigato perchè incontrerà una donna votata alle scienze esoteriche, speculative, alla filosofia...e se la sposerà innamorato pazzo e dopo una settimana di convivenza lo troveremo a domandarsi: chi sono, da dove vengo, e soprattutto: dove vado? Laughing
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da luomodelponte il Ven Gen 14 2011, 02:34

    Benedetta ha scritto:
    zyg ha scritto:Copio incollo da qui
    http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/edoardo-boncinelli.htm
    una risposta ad un'intervista lanciata dla sito di riflessioni a diversi personaggi, questo è Edoardo Boncinelli, per me un genio mi piace particolarmente
    10) Qual è per lei il senso della vita?
    La vita non ha senso e non ha senso nemmeno chiederselo. La domanda sul senso della vita è in effetti un’estensione indebita della domanda sul senso di questa o quella azione alla vita in toto. Ciò non toglie che uno non possa dare un suo senso, individuale e personale, alla vita, ma ne deve essere consapevole.
    Un mio aforisma dice: “Non posso fare a meno di pormi certe domande, ma debbo resistere alla tentazione di darvi una risposta. Tanto sarebbe priva di ogni fondamento.”

    Very Happy questo qui sarà castigato perchè incontrerà una donna votata alle scienze esoteriche, speculative, alla filosofia...e se la sposerà innamorato pazzo e dopo una settimana di convivenza lo troveremo a domandarsi: chi sono, da dove vengo, e soprattutto: dove vado? Laughing

    onesto ?? l'intervistatore era illuminato e questi invece vive nelle tenebre ha ha ha ha lui si che è una bestemmia dell'esistenza , cioè un morto vivente .....piango per non ridrere , cioè rido per non piangere Arrow
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Ven Gen 14 2011, 10:51

    ne riporto il n.4
    4) Cos’è per lei la morte?
    La fine della coordinazione presente in un essere vivente vivo. Questo è per definizione limitato nel tempo e nello spazio, per le ragioni di cui sopra, e prima o poi deve morire.
    _______________

    qualcuno gli dicesse che si muore anche stando in vita qualora la mente si rifiuta e non aprendosi alla luce soccombe nella stessa ombra della luce (Vero) che è la materia. Questa è la vera morte, quella fisica è soltanto la chiusura di un evento verificatosi molto prima.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da abramelin18 il Mer Gen 19 2011, 17:16

    Se si vive una volta sola e non esiste l'eterna rinascita,allora la vita:

    1: E' del tutto priva di senso.

    2: Il male stravince sul bene ed il futuro consiste nella fine di ogni forma di vita sulla terra.

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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da lui il Mer Gen 19 2011, 18:07

    zyg ha scritto:Comincio su questo forum con una domanda ai credenti, come in che modo Dio da senso alla vita? Se penso che esista una divinità che permette il male a me sembra ancora più insensata come cosa, perché un Dio onnipotente dovrebbe permettere al male di esistere?
    Da atea se ne accetta tranquillamente l'esistenza perché c'è, il mal eesiste come il bene negli uomini nella natura ma se fosse volontà di un dio allora vedrei la cosa assolutamente priva di senso
    eh, ma nel meccanismo di feedbach della mente umana bisogna sempre rispecchiarsi in qualcosa. se te capita na sfiga, la tua mente corre a ricercarne le cause, "devo aver combinato qualcosa che nn va, pestato i piedi a qualche deo, a qualche demone Twisted Evil "
    per questo gli stregoni, ormai rappresentati qusi solo dai preti Twisted Evil (ma mò sn divientati quasi tutti modernisti e nn ci capiscono più un azz di ste cose), a modica parcella te insegnano come dribblare in mezzo alle sfighe contingenti...
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da Kame il Mer Gen 19 2011, 20:42

    abramelin18 ha scritto:Se si vive una volta sola e non esiste l'eterna rinascita,allora la vita:

    1: E' del tutto priva di senso.

    2: Il male stravince sul bene ed il futuro consiste nella fine di ogni forma di vita sulla terra.

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    E perché scandalizzarsi, male che vada si muore, paura?
    Bene che vada si vive in Eterno. Ci vuole responsabilità lo so ma non vedo vie d'uscita non perché voglio insistere su questa idea ma perché tutto quello che ho mai sentito è razionalmente e filosoficamente errato, per non parlare di spiritualità. Quindi senza offendere alcuno direi che possono coesistere idee differenti anche in un forum. Poi se ne parla ma non ci vedo incongruenze.
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    Re: Il senso della vita della morte del male

    Messaggio Da zyg il Gio Gen 20 2011, 16:31

    Benedetta ha scritto:

    Very Happy questo qui sarà castigato perchè incontrerà una donna votata alle scienze esoteriche, speculative, alla filosofia...e se la sposerà innamorato pazzo e dopo una settimana di convivenza lo troveremo a domandarsi: chi sono, da dove vengo, e soprattutto: dove vado? Laughing

    Smile))))) se non l'hai già fatto guarda il film Bsta che funzioni di Woody Allen, stupendo, e grossomodo la trama è questa detta in due righe Smile

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    Re: Il senso della vita della morte del male

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