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questo forum ,nasce come momento di confronto ,in uno spazio libero in cui ognuno possa esprimersi al meglio, secondo ciò che sente .
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Con ciò non si vuole però giustificare scontro , violenza ed offesa ,ma solo evidenziare che nel confronto un certo grado di conflittualità pare sia quasi fisiologica ed inevitabile , e che imparare da se stessi , evitando di cadere in una spirale di reazioni di attacco e difesa è un'arte imprescindibile , come basilare presupposto di una concreta maturità personale.

Nella speranza che questo forum rimanga un'isola sperimentale , autogestita ed automoderata ,proponiamo alcune linee guida che magari potrebbero garantirne un certo successo, le potete approfondire qui :

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    Le dieci regole di Chomsky

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    Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Sab Gen 22 2011, 12:21

    mi è capitato di legegrle negli ultimi tempi e le faccio girare anche qui
    http://www.libertiamo.it/2010/10/02/giochiamo-con-le-regole-di-chomsky-anche-se-non-la-pensiamo-come-lui/
    Noam Chomsky è un linguista. Per molti anni la sua fama, meritata, è stata legata alle sue teorie linguistiche, che si opponevano allo strutturalismo, in voga a mo’ di fede, e che potremmo indicare con due sigle “linguistica trasformazionale”e “grammatica generativo-trasformazionale”.

    Poi Chomsky è diventato ulteriormente famoso. Si è dedicato alla stigmatizzazione dell’imperialismo statunitense ed alla critica, a tratti forsennata, della gestione politica dell’economia e dell’informazione. E’ divenuto una sorta di star del contropensiero, un nemico giurato del mainstream dominante, e con il suo fare, assai dogmatico, è divenuto un guru dell’antisistema.
    In questi giorni siti e blog stanno riprendendo una specie di piccolo teorema che Chomsky ha espresso sulla la manipolazione dell’informazione, nella sue derivazione più temibile: la disinformazione. Le sue sono dieci regole … le regole della disinformazione. I dieci comandamenti del potere mediatico.

    La prima norma è la “strategia della distrazione”. Dice Chomsky: «Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. E’ anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, dell’economia, della psicologia».

    Seconda norma è quella che potremmo definire “falso problema/risposta demagogica”: «Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si possono lasciar dilagar la violenza urbana e i disordini sociali, oppure creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici».

    Terza norma è la gradualizzazione delle soluzioni politiche, e quindi «Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta».

    Quarta norma è quella dello spostamento nel tempo: «Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento».

    Quinta norma è il comunicare ai cittadini come fossero bambini. «La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno».

    La sesta norma è quella che definirei “patemica”. «Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti».

    La settima, è la progettazione e gestione di un’ignoranza diffusa. «La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori». E questa norma è legata a doppia mandata con l’ottava. Quella che prevede che il pubblico mediatico si convinca che «è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti. E che questi sono valori positivi e condivisibili».

    La norma numero nove è quella del “senso di colpa”, e quindi: «Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è ribaltamento né rivoluzione, non c’è nessuna possibilità di cambiamento in senso democratico»

    L’ultima norma, la numero dieci, è quella che possiamo definire del “doppio binario della conoscenza scientifica”. Per Chomsky il vero potere consiste nel conoscere compiutamente i predicati psicobiologici del pubblico (mediante gli assoluti progressi della biologia, della neurobiologia e della psicologia applicata), e poter confidare sul fatto che i cittadini (scientificamente analfabeti) non siano in grado di conoscere se stessi.

    Da (piccolo e modesto) studioso della comunicazione – testo e società – penso che ogni teorema assoluto, ed ogni semplificazione e riduzione, nel campo della psicologia della comunicazione, sia sì utile – fertile e “simpatico”- ma che lasci sempre un po’ il tempo che trova. Le cose che dice Chomsky, alcune sacrosante e altre relative e discutibili, ci sono già ben note, ma la sua notorietà ha la capacita di metterle assieme e renderle slogan.

    E quindi vorrei lanciare un gioco tra i lettori. Non occorre condividere condividere le tesi del Chomsky politico e apprezzarne il ruolo di guru e di icona dell’anti-imperialismo e della militanza “antagonista”. Anzi, è assai meglio di no. Allora, secondo voi … quante di queste dieci norme di questo teorema … sono riscontrabili nella gestione politica della comunicazione italiana?
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da vernunft il Sab Gen 22 2011, 14:50

    Ce ne sarebbe molto da dire a mio avviso Smile

    Tuttavia quella che mi ha divertito di più pensare è la sesta,in due sensi:

    Uno il ritorno al melodramma popolare nel format della fiction

    Due un articolo su Il Giornale dove Berlusconi,riguardo all'episodio di Ruby,era definito un povero infelice con serie carenze d'affetto e abbandonato dagli amici più stretti,che in realtà amici non erano.

    Ancora,penso in riguardo a più di una norma,ho letto un osservazione di Chomsky stesso sull'intelligenza artificiale.Faceva notare con "falso" sgomento come si insegnasse a tali intelligenze i compiti logici più ardui,impossibili per l'uomo,ma non si pensava minimamente a cercar di insegnar loro compiti in cui un bambino di 2 anni eccelle,come imparare una lingua.A voi le conclusioni.

    Grazie davvero per aver inserito questo grande pensatore nel forum,da buon razionalista hegeliano,dormo meglio da quando ho letto le sue teorie sul "a priori" Smile
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Sab Gen 22 2011, 16:25

    parlane se ti va, adoro Chomsky sia per la sua partecipazione della vita politica dell'America le sue posizioni anche verso Israele, ma anche come tratta i suoi studi nei libri più tecnici, sono veramente belli da leggere tutte le sue discussioni con i vari esponenti nelel diverse poszioni epistemologiche
    Hai ragione, molto c'è da dire su queste poche regole, anche la vicenda Ruby cosa è se non una delle ennesime distrazioni da problemi veramente seri che abbiamo, disoccupazione, ritardi della formazione dei giovani rispetto le richieste di mercato sempre più informatizzati, che richiedono sempre costantemente nuove competenze tecniche, l'assenza di un critero di reclutamento secondo merito ma piuttosto per parentele e conocenze, e quindi una totale arretratezza del paese in ogni ambito .. mi fermo per ora ma fosse solo questo
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da vernunft il Sab Gen 22 2011, 19:44

    Volevo dare prima dare una mia interpretazione alla quinta norma e poi dire qualcosina di semplice riguardo Chomsky.

    La religione delle istituzioni è una comunicazione formattata per bambini,e che non si evolve dalla tenera età alla maturità.Cosi nei secoli la risposta a una tale tematica è divenuta sempre più infantile.
    La seconda sezione delle idee I di Husserl si apre con la descrizione dell'atteggiamento in cui noi irriflessivamente e giornalmente viviamo e decidiamo (capitolo 27 del suddetto libro) e si definisce atteggiamento naturale.La religione nel mondo li è e li rimane,non v'è "fuoriuscita" "epochè".Questa è forse la ragione per la quale la filosofia e la mistica non sono culti praticati dalle masse.

    Venendo a Chomsky,mi ha sempre affascinato come le sue ricerche linguistiche abbiano portato a identificare ceppi comuni concettuali fra popoli assolutamente distanti,e questo ha portato molti a considerare tale risultato come una possibile dimostrazione dell'esistenza di un sostrato mentale ancorato al cervello ancor prima dell'esperienza.Dunque la mente per fortuna non dovrebbe essere una tabula rasa,come sosteneva invece il radicalismo empirista di Locke.
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Dom Gen 23 2011, 12:39

    Quella che a me colpisce di più è la decima regola la conoscenza dei risultati nelle scienze cognitive e il loro utilizzo da parte del potere che può contare dall'altra parte di una assoluta ignoranza. Non solo non sappiamo come funzioniamo ma neppure lo vogliamo sapere.
    Mi sarebbe piaciuto se nell'articlo si fosse fatta menzione del luogo o del testo in cui Chomsky parla di queste cose e anche che lo stesso Chomsky avesse fatto degli ulteriori esempi su cosa ignoriamo della nostra psicologia. Magari da qualche parte ne ha scritto e mi piacerebbe sapere dove.
    A queste regole io ne aggiungerei delle altre quelel base cioè della persuasione che si servono di automatismi psicologici che noi tutti abbiamo. Faccio un esempio, quello della coerenza, spesso la Santanché lo usa, comincia il suo intervento con un principio base al quale tutti aderiscono e in virtù della coerenza a questo presenta la sua tesi alla quale automiticamente si dovrebbe aderire date le premesse iniziali. C'è la tecnica della porta in faccia, ovvero quella che usa Berlusconi, si presenta una richiesta esagerata come il divieto di intercettazione, per poi ottenerne una più ragionevole, (divieto di intercettare solo lui? non so vedremo non se ne sta discutendo più), non mi vengono degli esempi adesso.
    C'è nelle trasmissioni televisive spesso l'abuso della tendenza automatica a conformarsi quindi una persona che presenta una sua posizione vien messa in minoranza mentre tutti gli altri ospiti sostengono tesi avverse, è il classico caso di quando ospitano Odifreddi, dice delle cose assolutamente ovvie ma tra ospiti che sostengono che le apparizioni di Medjougore siano vere passa quest'ultima tesi.
    Un altro automatismo è quello della reciprocità, tutti tendiamo a ricambiare gli auguri o i regali quando ci vengon fatti, questo (come tutti gli altri) viene sfruttato abilmente dai venditori quando offrono in regalo qualcosa ma dietro l'obbligo implicito di comprare successivamente qualcosa. Nella comunicazione politica avviene come concessione dopo la porta in faccia, si concede una diminuzione della richiesta.
    Ci sono altri automatismi psicologici sfruttati nella vendita e nelle tecniche manipolatorie della comunicazione mediatica, il principio di autorità (hanno fatto un film documentario su questo proprio sul potere della tv e la gente arriva persino a dare scosse elettriche letali ad altri esseri umani sotto questa pressione, e non si tratta di mostri, ma di persone normalissime), si compiono le cose più atroci solo per automatismo al principio di obbedienza ad una autorità. Esistono poi delle tecniche come quella del panino, tipiche dei tg, un esponente di destra esprime la sua opinione per primo, in mezzo si mette la fettina di salame dell'esponente di tesi contraria alla fine in chiusura la tesi iniziale data da un terzo intervistato. Generalmente l'attenzione dell'ascoltatore si focalizza sull'inizio e la fine, la tesi di mezzo resta in quella fase di non attenzione e passa inascoltata.
    Altre tecniche sono quelle di dare alcune notizie stando in piedi, come se si stesse lì di frettissima e il nostro impianto cognitivo recepisce questo messaggio, e dimentica in fretta, Ugo Volli semiologo individua proprio nelle persuasioni della pubblicità il mancato funzionamento di quella che era stata detta autoregolamentazione del mercato, una legge dell'economia messa a tappeto dalla sola comunicazione commerciale.
    Infine tornando alla linguistica c'è Lakoff che ha individuato delle comunicazioni efficaci e quelle che non fanno altro che riportare alla mente le tesi avverse esattamente come avviene nel formulare una frase tipo "non pensare all'elefante rosa". O se vogliamo" le tasse sono una cosa bellissima", a fronte di chi le vuole levare perché causano sofferenza.
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da vernunft il Dom Gen 23 2011, 14:51

    Ho visto odifreddi riguardo medjugorie........e ti devo dire che avevo realizzato molte delle tecniche da te citate,perchè appartengono obliquamente alla retorica classica.Chomsky a parte,in molti,particolarmente chi ha letto gli oratori classici e in una certa misura anche gli storici,se ne rendono conto,soprattutto delle tecniche da tg.Non sai quante volte mi sono imbufalito a casa da adolescente facendo notare alcune sottigliezze usate da ormai tutti i telegiornali per addolcire la pillola riguardo molto faccende,e quel che è l'evidenza si perde nelle chiacchiere.Non so se tu ricordi il Giulio Cesare di Shakespeare,in cui la folla prima del discorso di Marco Antonio acclama Bruto,ed in seguito lo chiama assassino.

    Questo perchè la riflessione secondo me,la capacità di analisi soggettiva è sovrastata dalle urla della globalizzazione,e dalla volontà di conformarsi ad un modo sempre più sfuggente per tutti.Davvero più importante per l'individuo è l'essere inquadrato piuttosto che appurare i fatti.Persino l'appurare i fatti di alcuni individui,nella maggior parte dei casi massacrati dalla società,diviene col tempo epopea,leggenda,certamente non fatto concreto o precedente per la riflessione collettiva.
    Persino chi è capace di riflessione,non può che tenersela per se,o scrivere un trattato che alcuni leggeranno e che una volta letto finirà presto nel dimenticatoio dei più,oramai un luogo zeppo delle migliori opinioni.

    Ieri ho chiesto a mio padre,e lui è un capitalista, "papà funziona questo sistema?" "No" "Cosa si potrebbe fare per poterlo cambiare?" "Solo una rivoluzione" .
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Dom Gen 23 2011, 16:33

    Per la riflessione occorre tempo, che manca spesso tra le mille cose della frenetica vita che viviamo oltre che nella eccessiva mole di informazioni che riceviamo, ogni secondo una nuova informazione fa sì che quella precedente finisca nell'oblio, è veramente difficile star dietro a tutto. Inoltre anche a capire perfettamente e consocere le tattiche dell'informazione non ci si rende automaticamente immuni, se riesco faccio un thread sulle illusioni ottiche, anche sapendo che è una illusione non possiamo fare ameno di vedere quello che non è realmente.
    Per quello che riguarda la rivoluzione pienamente d'accordo con tuo padre, ma al momento mi viene solo di approfondire la regola di Chomsky qui sopra sulle ragioni per le quali non ci ribelliamo e ci teniamo veramente tutto
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da vernunft il Dom Gen 23 2011, 16:58

    Già Mandeville nel pieno illuminismo inglese parlava di una società in cui il motore della felicità fossero il benessere ed il vizio,in quella che è la celebre metafora della competizione degli individui in un alveare.
    Questo perchè probabilmente la più celebre vittoria della storia va ben oltre la politica e i campi di battaglia,essa è la vittoria storica della borghesia sull'ancien regime.La borghesia ha secolarmente reso possibile la concretizzazione delle norme suddette di Chomsky (si intenda in questo anacronismo,il fatto che queste norme siano frutto di un analisi di risultanza,di ciò che è stata propriamente storia)ciascuna delle quali a mio avviso partecipa al nostro concepire come felice lo stato civile,dunque all'allontanarci dalla ribellione.La forza degli slogan borghesi,come in un certo senso più di una norma di Chomsky può far intendere,consiste nel promettere le briciole della effettiva ricchezza al mondo,includendovi un apparente libertà di parola e di stampa,in modo tale che la vera ricchezza sia virtuale,e non più sotto gli occhi di tutti come con i re.Il potere in un certo senso è sempre più nascosto,e ciò gli permette di elaborare un sistema,di cui tale norme di Chomsky sono a mio avviso solo una fetta di realtà,di perfetto controllo e verifica della popolazione.Visto ancora che il potere è nascosto e non palese come nell'ancien regime,è possibile creare infiniti capri espiatori per infiniti problemi di controllo del volere pubblico.Da ciò se la gente non ha neanche idea di cosa ribellarsi,non potrà mai ribellarsi,e penserà di vivere bene delle briciole,o che l'Africa è un posto tanto lontano.
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Lun Gen 24 2011, 13:14

    E se quello che mancasse veramente al momento fossero le idee? Una rivoluzione oltre a comportare sangue, violenza, morti, dovrebbe avere come fine qualcosa, anche a togliere di mezzo le persone che tengono in piedi questo sitema con cosa lo sostituiremmo? Come vorremmo il nostro futuro?
    L'illuminismo aveva ben presente i nemici della libertà, dell'uguaglianza, oggi non abbiamo ben chiaro chi sia il nemico visto che è liberalismo il nome con cui si schiavizzano gli operai, libertarismo il nome sotto il quale si schiavizzano le donne, deregolamentazione quella che rende sempre più precari i lavori, libero mercato, e concorrenza quella che ricatta i lavoratori in maniera che accettino condizioni di lavoro estreme.
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da vernunft il Lun Gen 24 2011, 14:41

    Credo a mio modesto avviso che tu abbia centrato la questione.Siamo decisamente incastrati in una tela assai sottile e difficile da vedere,ma ampiamente resistente ai colpi.La verità è che il potere è sempre stato del popolo,solo che il popolo sembra ignorarlo.Le masse non hanno strumenti di verifica diretti ed efficienti(a differenza dell'individuo) e agiscono secondo ciò che è la coscienza collettiva,nella celebre definizione di Durkheim;non v’è una presa diretta con le questioni,ma solo un opinione di risultanza,cumulata e costruita su criteri analitici indiretti e pertanto viziosi e indebitamente assoluti.Per le masse è impossibile comprendere i contenuti sociali,ma è solo la storia che può consentire,vista presa coscienza dei fatti universalmente noti,la digestione delle novità e dei surplus etici.
    Trattasi di digestione lentissima,il cui affaticamento è aggravato dal continuo e rapido aggiungersi di materia al bolo sociale,tipico in una società in corsa come la nostra.Dunque come ascoltavo da un filosofo americano ieri sera,la verità in politica è un processo in atto che si identifica con il concetto stesso di democrazia,non un istanza assoluta.Potrei dirti che la mia idea per il futuro è il socialismo,ma è la mia idea,non il processo storico stesso in atto.L'illuminismo non era l'idea di Russeau,ma l'idea risultante di un epoca.La gente insieme giunge ad un grado di consapevolezza e autocoscienza tale che
    storia e pensiero si fondono in un nuova realtà.Tanto io quanto il filosofo americano meglio di me siamo hegeliani in una certa misura.
    Venendo all'incastro,si capisce tutto il valore delle norme di Chomsky,che inquadrano una società resa incapace nel pensiero e nella riflessione....lessi proprio da una conferenza di Chomsky come lui immaginasse la globalizzazione come un progetto e non un evoluzione naturale.Non so quanto di vero ci sia,ma fatto sta che la società globalizzata ostacola il processo di autocoscienza del popolo;pur che ci fossero idee non sarebbero "L'Idea".

    Tuttavia vi sono e vi saranno uomini capaci di dare nuove idee al mondo e di cambiarlo....il punto è che o non è permesso loro di parlare,oppure vengono stroncati sul nascere da una società resa sorda.Sempre per effetto della globalizzazione,o meglio dell'uso che se ne fa.

    Ad una società sorda,come tu già eccellentemente scrivevi,si può dare del pane e dire che si tratta di caviale Smile
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    Re: Le dieci regole di Chomsky

    Messaggio Da zyg il Lun Gen 24 2011, 20:30

    Condivido tutto quello che hai scritto, anche i tuoi dubbi su quello che hai riportato di Chomsky ossia che la globalizzazione fosse un progetto, ne dubito perché è la metamorfosi della società dovuta alle nuove tecnologie che ha modificato le reti di connessione dell'economia ha reso il capitale molto più mobile all'istante e con un clic da un pc di Tokio si comunica a New York, tutta l'eonomia è cambiata al cambiare dei sistenmi informatici, come diceva McLuhan per il mezzo che è il messaggio come la stampa tolse di mezzo la scolastica che non seppe adattarsi da cultura prettamente orale alla diffusione scritta internet ha di fatto trasformato il mondo intero, e la sua economia.

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